Nella Casa del Taekwondo Ritorno a Muju

2026 | 21min | Originals, Taekwondo
Il video racconta i giorni azzurri al Muju Taekwondowon, in Corea del Sud, dove per la prima volta il World Taekwondo Grand Prix Series arriva nella terra in cui questo sport è nato. Il dietro le quinte è tutto dentro il palazzetto, a bordo campo: la voce del Direttore Tecnico Nolano che guida gli azzurri round dopo round, le indicazioni di Giovanni Lo Pinto nell'angolo di Bossolo, il lavoro del preparatore fisico e del fisioterapista che raccontano cosa significa tenere in piedi una squadra in una trasferta del genere. È l'audio di chi sta fuori dall'area di combattimento a far capire cosa succede dentro. La prima giornata ha però anche un capitolo istituzionale che il video raccoglie. Il 4 settembre, prima dell'inizio del Grand Prix, il Taekwondowon ospita la cerimonia per i vent'anni del Taekwondo Day, la data che ricorda l'ingresso del taekwondo nel programma olimpico: il Presidente di World Taekwondo Chungwon Choue consegna un riconoscimento ad Angelo Cito, Presidente della Federazione Italiana Taekwondo e membro del Council di World Taekwondo, premiato per il contributo alla crescita internazionale di questo sport. Un passaggio breve nel montaggio, ma che dice quanto pesa oggi l'Italia dentro il movimento, e non solo sul campo di gara. Poi entra la gara. Sempre il 4 settembre, nella giornata inaugurale del ParaTaekwondo, Antonino Bossolo batte un coreano ai quarti davanti al suo pubblico e si ferma solo in finale contro il messicano Juan Diego García López, oro a Tokyo 2020: argento nei K44 -70 kg, secondo podio consecutivo dopo Roma, in una categoria di peso che sta ancora imparando a conoscere. Il giorno dopo tocca a Vito Dell'Aquila, che costruisce il suo cammino nei -58 kg senza concedere nulla — il moldavo Rosca, il greco Psarros, poi un quarto di finale di puro controllo tattico contro l'egiziano Abu Sree' — e si arrende soltanto in semifinale a Tae-Joon Park, oro a Parigi 2024. Sul podio finiscono tre coreani e un italiano. E proprio a Muju, nel 2017, un ragazzino di Mesagne aveva vinto la sua prima medaglia mondiale: dieci anni dopo torna nello stesso posto da campione olimpico, e lo dice lui stesso davanti alla camera, insieme ai sei chili smaltiti in pochi giorni per arrivare al peso. Le interviste ai protagonisti tengono insieme le due storie e le portano nello stesso punto. Due medaglie in due giorni, due secondi podi consecutivi, punti pesanti per il ranking e una rotta già tracciata. La chiusura è una data sola: Los Angeles 2028.
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